Un nuovo studio americano è riuscito a rilevare la struttura tridimensionale delle proteine Klotho, facendo luce sul loro complicato meccanismo d’azione
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Svelato il mistero di Klotho, la proteina della longevità
Un nuovo studio americano è riuscito a rilevare la struttura tridimensionale delle proteine Klotho, facendo luce sul loro complicato meccanismo d’azione
Klotho
Il loro nome si riferisce non a caso all’antica divinità greca che filava il destino della vita dell’uomo. Le Klotho, infatti, sono una famiglia di proteine che svolgono un ruolo fondamentale nella regolazione della longevità e del metabolismo. E ora, due studi apparsi su Nature, uno del team di ricercatori della Yale University e l’altro della New York University, sono riusciti finalmente a rilevare la struttura tridimensionale di una di queste proteine, facendo luce sul loro complicato meccanismo d’azione e sullo sviluppo di potenziali nuove terapie per il diabete, obesità e alcuni tipi di tumori.
Per fare un po’ di chiarezza, spieghiamo a grandi linee che le Klotho sono una famiglia di proteine transmembrana che tra le varie funzioni, controllano la sensibilità delle cellule all’insulina e sembrano essere coinvolte nel processo di invecchiamento. Queste proteine si legano a una famiglia di ormoni, chiamati Fgf (o fattori di crescita dei fibroblasti), che regolano i processi metabolici di molti organi, tra cui fegato, reni e cervello.
In questo nuovi studi, fondamentalmente, vengono smentiti 20 anni di ricerche secondo cui le Klotho sono la principale proteina della longevità. Studi precedenti, infatti, avevano osservato che i topi che portavano il gene che codifica per le proteine Klotho mutato avevano una vita molto breve (e al contrario i topi che esprimevano maggiormente questa proteina vivevano il 30% in più). “Dimostrando che le Klotho proteggono gli organi grazie alla loro capacità di aiutare il segnale Fgf, abbiamo gettato nuova luce sulla causa dell’invecchiamento”, spiega l’autrice dello studio Moosa Mohammadi, della New York University.
I risultati delle ricerche, in altre parole, attribuiscono questa funzione al fattore di crescita dei fibroblasti e spiegano come le Klotho semplicemente aiutano i Fgf a mediare la loro azione anti-invecchiamento (ovvero come aiutano a trasmettere un segnale ormonale che rallenti l’invecchiamento).
Per rilevare la struttura e capire come funzionano queste proteine, il team di ricercatori si è servito della cristallografia a raggi X, una tecnica che fornisce immagini tridimensionali ad alta risoluzione. La complessa struttura appena osservata ha rivelato che la proteina Klotho riesce a legare Fgf23 al suo recettore con sufficiente tenacia per attivarlo. Dall’analisi, inoltre, è emerso che le Klotho, sono i recettori primari che si legano al Fgf21, l’ormone che viene prodotto quando si ha fame e che invia segnali che mantengono in equilibrio zucchero e acidi grassi nel sangue. Una volta legati, Fgf21 stimola la sensibilità all’insulina e il metabolismo del glucosio, causando la perdita di peso. Informazione molto preziosa che potrebbe aprire la strada allo sviluppo di terapie per condizioni come il diabete di tipo 2 e l’obesità. “Il prossimo passo sarà quello di fare studi sugli animali e andare avanti con la ricerca”, ha concluso il co-autore Joseph Schlessinger, della Yale University.
di Marta Musso
FONTE: https://www.wired.it/scienza/medicina/2018/01/18/klotho-proteina-longevita/