Un team internazionale di scienziati propone un nuovo scenario per spiegare la forma delle comete
Le comete costituite da due lobi, come la cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko, hanno origine quando i detriti provocati da una collisione distruttiva tra due comete si aggregano nuovamente. Queste collisioni potrebbero anche spiegare alcune delle strutture enigmatiche osservate su 67P. Questi sono i risultati di un nuovo studio condotto da un team internazionale, coordinato da Patrick Michel, ricercatore presso il laboratorio Lagrange.

 

(simulazione riaggregazione comete)

Da quando la sonda Giotto ha visitato la cometa di Halley nel 1986, alcuni veicoli spaziali sono arrivati vicino a diversi nuclei cometari. È emerso che la maggior parte di essi sembra essere allungato o addirittura costituito da due lobi, come la cometa 67P, che è stata osservata a distanza molto ravvicinata dalla sonda Rosetta nel 2014 e nel 2015. Gli astronomi credono che questa sorprendente forma possa essere spiegata dall’unione di due comete in precedenza separate. Le due comete dovrebbero avere una densità bassissima ed essere ricche di elementi volatili e, quindi, muoversi molto lentamente per entrare in collisione senza esplodere.
Per una serie di ragioni si crede che questo tipo di incontro “gentile” si sia verificato solo nelle fasi iniziali del sistema solare, oltre 4 miliardi di anni fa. Resta, tuttavia, un mistero: questi corpi così fragili delle stesse dimensioni di 67P, formatisi molto tempo fa, come sono riusciti a sopravvivere finora, considerato che sono costantemente soggetti a collisioni nelle regioni in cui orbitano?
Il team internazionale ora propone uno scenario completamente diverso, attraverso simulazioni numeriche in parte eseguite presso il Mésocentre Sigamm dell’Osservatorio della Costa Azzurra. Le simulazioni mostrano che, durante una collisione distruttiva tra due comete, solo una piccola parte del materiale viene ridotta in polvere ad alta velocità. Tuttavia, ai lati opposti del punto di impatto, i materiali ricchi di elementi volatili sono in grado di resistere alla collisione e sono espulsi a velocità abbastanza basse da attrarsi nuovamente tra di loro e riaggregarsi, formando molti piccoli corpi che a loro volta si uniscono a formarne uno solo. Incredibilmente, per questo processo servono solo pochi giorni, o addirittura poche ore. In questo modo, la nuova cometa mantiene la sua bassa densità e i suoi abbondanti elementi volatili, proprio come 67P.
Si ritiene che questo processo sia possibile anche in impatti a velocità di 1 km/s, che sono tipiche nella fascia di Kuiper, il disco di comete che si estende oltre Nettuno dove si è formata 67P. Dal momento che questo tipo di collisioni tra comete avviene regolarmente, la cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko potrebbe essersi formata in qualsiasi momento della storia del sistema solare e non necessariamente al suo inizio, come ritenuto in precedenza, risolvendo, quindi, il problema della sua lunga sopravvivenza.
Questo nuovo scenario spiega anche la presenza dei buchi e degli strati osservati su 67P, che si sarebbero originati naturalmente durante il processo di riaggregazione o dopo. Inoltre, durante la collisione che forma questo tipo di comete, non si verifica nessun compattamento o riscaldamento significativo e la composizione primordiale viene, quindi, preservata: le nuove comete continuano ad essere oggetti primitivi. Anche se 67P si fosse formata recentemente, l’analisi del suo materiale ci permetterà comunque di tornare alle origini del sistema solare.
A cura di Beatrice Raso
fonte:http://www.meteoweb.eu/2018/03/cometa-67p-forma/1057913/