Quanti conoscono la storia massonica che c’è dietro la «fontana Angelica»? Sì, proprio così. Torino è conosciuta per essere la città della magia bianca e della magia nera, un polo esoterico di cui si trovano elementi sparsi per tutto il centro e piazza Solferino non è da meno
TORINO - Una delle fontane più belle di Torino è senza dubbio quella di piazza Solferino. Non si contano più le fotografie che vengono scattate ogni giorno e le persone che si fermano ad ammirarla. Ma quanti conoscono la storia massonica che c’è dietro la «fontana Angelica»? Sì, proprio così. Torino è conosciuta per essere la città della magia bianca e della magia nera, un polo esoterico di cui si trovano elementi sparsi per tutto il centro. E la fontana di piazza Solferino non si sottrae alla magia delle leggende che poi diventano storie da raccontare.
La fontana spostata all’ultimo in piazza Solferino
La fontana venne chiamata Angelica per volere del Ministro Pietro Bajnotti che negli anni Venti, alla sua morte, lasciò 150mila lire per farla costruire in memoria dei suoi genitori. La collocazione iniziale prevedeva che la fontana fosse eretta di fronte al Duomo di Torino, in piazza San Giovanni, ma poi si cambiò la location optando per piazza Solferino. Lo scultore Giovanni Riva modificò al volo il progetto perché il volto di una delle due statue maschili guardasse verso Oriente, punto sacro da cui sorge il sole: una simbologia di energia positiva.
La massoneria attraverso le statue della fontana
Ecco, le statue. Questo è il capitolo più interessante. La fontana di piazza Solferino è formata da quattro statue, due femminili e due maschili, quelle che secondo la leggenda nascondono il significato magico e i simboli nascosti della massoneria. Sono quattro dicevamo, esattamente come le stagioni: ci sono le due donne che rappresentano la primavera e l’estate, l’amore sacro e quello profano, poi ci sono i due uomini, figure leggendarie che in primis rappresentano l’autunno e l’inverno. Queste ultime due statue sono Boaz e Jaquim, i guardiani delle colonne d’Ercole che sin dagli albori della civiltà erano poste all’ingresso di luoghi sacri, misteriosi e ignoti. In massoneria Boaz e Jaquim sono uno dei simboli più riconoscibili della «fratellanza». Dalle colonne che reggono esce l’acqua della fontana, il simbolo per eccellenza della indispensabile purificazione e anche elemento del nuovo battesimo che fa rinascere l’uomo e lo instrada sulla via iniziatica.
La soglia invalicabile per i profani
Non è finita qui. Guardando bene la fontana, si può disegnare un rettangolo perfetto tra i due guardiani Boaz e Jaquim. Anche in questo caso non sarebbe frutto della casualità. Quella forma geometrica così perfetta rappresenterebbe il cuore del mistero della fontana Angelica, una soglia invalicabile per i profani, oltre la quale c’è una dimensione sconosciuta.
di: ANDREA ABBATTISTA 
fonte: http://www.diarioditorino.it/torino/articolo/?nid=20161020_393692