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La vita dopo la morte, il culto dei defunti nell'Antico Egitto. PDF Stampa E-mail

Scritto da andromeda   
Lunedì 16 Novembre 2009 22:46

A cura del Dott. Salvatore Micalef, Egittologo e socio del Centro Italiano Ricerche

EGITTO_geroglifici11

 

Nel passato la religione egizia era considerata come un corpo dottrinale sostanzialmente unitario, caratterizzato da una ininterrotta osservanza da parte del popolo presso il quale si era originato e impermeabile ad influenze esterne o mutamenti evolutivi. Negli ultimi tempi si è andata affermando una scuola di pensiero che tende a considerare le varie dottrine e le pratiche EGITTO_hathor1relative al culto, distinte tra loro ma inserite nel contesto storico-dinamico del loro sviluppo. La religione egizia presenta alcuni aspetti peculiari che la distinguono in un certo qual modo dalle altre religioni fiorite nell’area mediterranea nell’antichità. Una delle caratteristiche essenziali della religione egizia è lo EGITTO_atum-ra1sviluppo di culti locali, preponderante in epoca arcaica e predinastica, causato dal conseguente isolamento dei gruppi umani. L’amministrazione giuridica dell’Egitto era suddiviso in 42 distretti chiamati nomoi, ed ogni divinità egizia era strettamente connessa con il nomos di origine che aveva un centro di culto localizzato, come Osiride ad Abydos e Ptah a Menphi. Il rilievo dato alle divinità nelle singole regioni territoriali può essere spiegato anche con la divisione del paese in Alto Egitto, parte meridionale e in Basso Egitto parte settentrionale, che ebbero caratteristiche ben diverse e si svilupparono in modo indipendente anche dopo l'unificazione del territorio. Anche nel periodo successivo, quando le figure divine tendono ad unirsi in gruppi, i cicli delle leggende ad esse relative erano in rapporto con i centri sacerdotali appartenenti a città diverse in tutto il territorio egizio. Probabilmente il concetto più importante della religione egizia è quella del ciclo:

  • il ciclo del giorno con il sole che rinasce ogni mattina,
  • il ciclo annuale scandito dall’inondazione del Nilo,
  • il ciclo della vita con la nascita susseguente la morte.

Il sacerdozio egizio era strutturato in una complessa gerarchia, di cui il più alto grado era il faraone. La decisione di costruire i templi per svolgere le relative cerimonie erano di prerogativa reale. I grandi sacerdoti, residenti nei centri di culto, presiedevano alle operazioni rituali in onore degli dei, come sostituti del re. Nel culto, la divinità era rappresentata da una statua collocata nel sancta sanctorum,il luogo più sacro del tempio dove solo i sacerdoti avevano l’accesso. Nei servizi giornalieri, la statua che rappresentava il dio veniva purificata, vestita e le veniva offerto il pasto quotidiano. Durante le feste annuali, il dio veniva portato trionfalmente in processione, spesso su barche in navigazione sul Nilo, ed era fatto oggetto di offerte e donazioni. Per l'occasione venivano organizzati banchetti sacri e rappresentazioni teatrali, che raccontavano gli avvenimenti principali della vita del EGITTO_horus11dio. Perché il corpo del defunto possa continuare a vivere nell'aldilà è necessario che esso sia preservato integro e tutto ciò avveniva tramite la tecnica della mummificazione, che simboleggiava il rito compiuto da Anubi sul cadavere di Osiride per renderlo immortale. Il procedimento conservativo consisteva nell’asportazione dei visceri, eccettuati il cuore ed i reni, che venivano avvolti in bende e conservati in quattro vasi, detti canopi. Il cadavere veniva successivamente trattato con vari ingredienti, i sali di natron, olio di cedro e resine, quindi, avvolto in bende e deposto nel sarcofago, in genere antropomorfo e costruito in legno oppure, di pietra. Tutto questo procedimento durava in tutto settanta giorni.  Seguiva la processione verso la tomba, dove, prima della sua chiusura, veniva compiuto il rito dell’apertura della bocca,e dava vita a tutto il corpo. Il sacerdote toccava simbolicamente le labbra del defunto e le altre parti del corpo, con appositi strumenti, in modo che esso potesse parlare e cibarsi delle offerte lasciategli accanto. In epoca storica le tombe egizie erano sostanzialmente di tre tipi: l'ipogeo, tomba scavata nella parete rupestre, la mastaba, costituita da una cappella sovrastante la camera sepolcrale sotterranea, e la piramide, utilizzata per la sepoltura del faraone e come scala celeste per raggiungere con la barca solare gli dei, anche se essa rimane più che altro una tomba mitica, dato che non sono mai state ritrovate mummie al suo interno. I rituali funerari ci sono pervenuti con:  i Testi delle piramidi, Testi dei sarcofagi e nel testo Che il mio nome fiorisca, più conosciuto con il nome di Libro dei morti, dal fatto che fu rinvenuto vicino ai defunti. Quindi, la EGITTO_thot1concezione egizia dell'aldilà ha subito notevoli trasformazioni nel corso dei secoli. In epoca arcaica il mondo delle anime era considerato il cielo stellato di Duat, nel quale il dio solare passa navigando sulle sue barche. All’incirca dalla sesta dinastia nei Testi dei sarcofagi si assiste ad una evoluzione dei concetti riguardanti la religiosità funeraria: la figura di Anubi, l’originario signore degli inferi, in seguito alla crescita del culto di Osiride, ne diviene il guardiano. Anche le tecniche di salvezza, che precedentemente erano di diritto esclusivo del sovrano, gradualmente ne possono usufruire anche gli uomini comuni, per primi i proprietari terrieri e poi tutti gli altri tranne gli strati sociali inferiori: ed ecco che chi poteva, provvedeva al culto funerario, che comprendeva: il cibo per il ka, gli appropriati riti di sepoltura e i testi magici di preghiere, i sudari che avrebbe usato durante il tormentoso viaggio a Duat. Ma verso la dodicesima dinastia si assiste ad una inversione di tendenza riguardo alla localizzazione del regno dei morti, che viene ubicato sotto terra e governato da Osiride, il Signore dell'Occidente. Il dio solare Ra arreca la luce ai defunti, visitandoli ogni notte. Il passaggio al regno di Osiride - i Campi Iaru (nella mitologia egizia i campi Iaru strutturati in altre alternative: Yaru, Aaru, Aar, Aalu sono, insieme dei campi hotep,  per la residenza eterna dei defunti,

 

 

 

 

 

 

 

 

 

EGITTO_bremner-rhind1

 

doveva però essere preceduto da una operazione rituale, conosciuta come il giudizio dell’anima o psicostasia. Il cuore del defunto veniva posto sul piatto di una bilancia dove era pesata e valutata per tutto quello che in vita aveva fatto. Se il cuore era leggero come la piuma di Maat, posta sull’altro piatto, Anubi lasciava il defunto nelle mani di Osiride, altrimenti,se risultava pesante il cuore del defunto era dato in pasto al coccodrillo Ammit, dove andava dannato per l’eternità.

 

 

Dott. Salvatore Micalef

Centro Italiano Ricerche

 

Ultimo aggiornamento Martedì 17 Novembre 2009 19:54
 

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